giovedì 27 febbraio 2014

E tutto... si sistemò!!!




-Si può sapere che fine hai fatto? Non dirmi che mi hai dato buca! Giuro che ti tolgo l’accesso alla cucina!
Seriamente, Mela… non lasciarmi solo… daaai! Pensa che Lor porterà con sé una misteriosa ragazza! Non ti puoi perdere l’evento!-


Davide inviò l’sms ed attese, calandosi le mani nelle tasche del pesante cappotto.
Quasi tutti i suoi parenti erano arrivati e di Melania non c’era traccia. La donna gli aveva promesso di fargli compagnia in quella serata  per il compleanno di suo nonno, ma nelle ultime settimane si era comportata in maniera strana. Il pensiero che forse quell’invito l’avesse messa a disagio per le implicazioni correlate al contesto “famiglia-evento importante” l’aveva sfiorato, ma non poteva essere.
Conosceva Melania da una vita e tra loro c’era sempre stata solo amicizia e l’assenza di un filtro tra il cervello e la lingua di lei, rendeva impossibile il pensiero che forse per lei non fosse più così.
Avevano passato molto tempo insieme ultimamente, ma non in maniera diversa del solito.
Ma sì, dai… se per lei fosse cambiato qualcosa se ne sarebbe di sicuro uscita con –Senti, ci ho pensato… dovremmo metterci insieme, solo per togliermi un dubbio!- o cose così” pensò ridendo.
Ma non era successo niente di tutto ciò.
Tirò fuori il cellulare dalla tasca e controllò se fosse arrivata una risposta: niente.
«Davide…»
La voce familiare e delicata arrivò alle sue orecchie mandandogli un brivido lungo la schiena.
Non poteva essere lei, non dopo tutto quel tempo.
Deglutì e molto lentamente si voltò in direzione della voce.
Ferma sotto un cono di luce, con nuvolette di fiato condensato a danzargli intorno alla bocca c’era Elena.
Il cuore nel petto di Davide fece una capriola prima di fermarsi, lo stomaco gli si aggrovigliò ed il tappo che aveva messo ai ricordi di loro due insieme, saltò via, inondandogli la mente con immagini, suoni e profumi.
Era sempre bellissima, con i suoi lunghi capelli rossi e gli occhi verdi. Le efelidi sul suo naso erano più marcate del solito, le succedeva sempre quando faceva troppo freddo o troppo caldo.
Lui era solito baciarle la punta del naso in quelle occasioni, la trovava adorabile.
Strabuzzò gli occhi e scosse la testa, rendendosi conto che era passato troppo tempo senza risponderle.
«E-Elena» balbettò «Ciao! Ehm… da quanto tempo…»
Lei sorrise imbarazzata, le mani guantate chiuse in due pugni stretti allo stomaco.
«Sì… è passato un po’…»
Lui la guardò ancora un po’, poi azzardò un passo per stringerle la mano, darle una pacca sulla spalla “Magari le do un bacio sulla guancia” si disse.
Elena si irrigidì ma non indietreggiò, impacciati allargarono le braccia e si accolsero.
Il tempo parve fermarsi e tornare indietro, l’ultimo anno e mezzo venne strappato via dalla pelle di Davide che la strinse ancora di più a sé e ne inalò il profumo speziato.
Pochi istanti dopo finalmente trovò il coraggio di lasciarla andare. Indietreggiò di un passo e con le mani ancora poggiate sulle spalle di lei, ne agganciò lo sguardo.
«Come… come stai?»
«Bene… bene davvero… e tu?»
Lui scrollò le spalle.
«Ora bene…»
Lei arrossì lievemente e la gioia esplose nel cuore di Davide.
«Che ci fai qui? Cioè… che coincidenza!»
le disse sorridente.
«Nessuna coincidenza…» replicò lei «Sono… sono stata invitata…»
Una lama di ghiaccio attraversò lo stomaco dell’uomo. Un terribile pensiero poi si piantò nella sua mente: la ragazza misteriosa di Lorenzo.
No… non può essere lei, no! Io… io lo ammazzo” pensò. Si costrinse a sorridere e si schiarì la gola.
«Invitata…» tolse le mani dalle sue spalle «Da… Da Lorenzo, immagino…»
La fronte di lei si corrugò, un sorriso imbarazzato le tese le labbra.
«Lorenzo… tuo cugino? No… direi proprio di no»
Davide si costrinse a non inginocchiarsi a terra per ringraziare il cielo.
«Ma… allora…» sgranò gli occhi e fece un’espressione buffa «Non sarà stata mia madre? Vero?»
Elena scoppiò a ridere ed il cuore di lui si fermò di nuovo. Quel suono gli era mancato davvero tanto.
«Rilassati…» disse lei «Mi ha invitata Mela…»
«M-Mela… la mia Mela?»
Si pentì subito di essersi espresso in quel modo, ma Elena non parve farci caso, anzi, replicò:
«La ‘nostra’ Mela… sì… lei…»
«Non… io non capisco…»
Gli occhi verdi di lei si incupirono all’improvviso ed abbassò lo sguardo.
«Hey…» si preoccupò lui, sollevandole il mento con un dito «Che succede?»
Elena fece un gran respiro e riversò addosso a Davide una marea di parole e segreti senza sosta, con il timore che se si fosse fermata anche un solo istante per respirare, non avrebbe più trovato il coraggio di continuare.


«Allora? Che si dice?»
chiese Lorenzo, accavallandosi sopra Melania.
Entrambi si erano nascosti in un angolo buio, a spiare le mosse di Davide.
Il cellulare di lei suonò, estrasse l’apparecchio dalla tasca del cappotto e lesse l’sms.
«Agh… è Davide… di nuovo! Si sta preoccupando…» guardò l’ora sul display del telefono «Dove diavolo è finita Elena?»
Lorenzo si poggiò ancora di più sulle spalle della donna, facendole perdere l’equilibrio e spingendola oltre il loro nascondiglio. In fretta tornò dietro l’angolo e tirò un pugno sul petto del ragazzo.
«Sei impazzito? Vuoi mandare all’aria il mio geniale piano?!?»
lo rimproverò.
«Scusa! Volevo solo vedere che succede!»
si giustificò lui.
«Cosa vuoi che succeda? Tuo cugino sta per dare i numeri ed Elena è in ritardo!»
«Arriverà» la confortò lui «Sembrava decisa a farlo…»
Melania sospirò.
«Sì… sembrava…»
«Hey…» la riprese lui, dandole una leggera gomitata «Dove hai ficcato il tuo ottimismo?»
Lei gli lanciò uno sguardo truce.
«Probabilmente dove ficcherò il mio pugno se non la smetti di colpirmi!»
Lorenzo scoppiò a ridere.
«Proprio una boccuccia delicata, eh!»
«Mi rapporto solo a chi ho di fronte…»
«Auch! Questa era proprio…»
«Sssst!» lo zittì «Eccola! È arrivata!»
Subito Lorenzo si caricò nuovamente sulle spalle di Melania, che prontamente lo spinse indietro.
«Hey! Che ti ho detto prima?!?»
«Scusa! Ma voglio vedere anche io!»
«Ok! Ma fai con calma!»
Sospirò, si affacciò oltre l’angolo del palazzo e Lorenzo, con calma, poggiò il proprio mento sulla sua spalla, accucciandosi dietro la donna.
«Cosa pensi si stiano dicendo?»
le sussurrò sulla guancia.
Un brivido scese lungo la schiena di Melania che improvvisamente divenne conscia del corpo di Lorenzo spalmato addosso. Si schiarì la gola e scosse lievemente la testa.
«Non so…» rispose «Ma spero sia qualcosa tipoCiao Davide – Ciao Elena – Ti amo – Ti amo – sposiamoci!”»
Lorenzo rise ed il suono penetrò dentro Melania, rimbalzandole dalla testa allo stomaco.
«Sicuramente sarà quello l’epilogo… ma credo che prima si diranno un po’ di altre cose…»
bisbigliò lui.
«Beh… sì… parafrasavo… oh!»
esclamò sollevandosi di scatto, dando un’involontaria testata al naso di Lorenzo.
«Guarda! Guarda!» continuò noncurante dei lamenti del giovane «Sì baciano! Si baciano!»
cinguettò voltandosi e saltellando.
Lorenzo si era schiacciato le mani sul naso e con gli occhi stretti soffocava una valanga di parolacce.
«Hey… stai bene?»
gli chiese.
Lui aprì un occhio lucido e  le lanciò uno sguardo torvo.
«Bi hai dato uba testata»
rispose in tono nasale.
«Scusa, non l’ho fatto apposta!»
Allungò una mano su quelle di lui e le spinse via.
«Fammi vedere…»
Si avvicinò e sollevò il mento del ragazzo osservando  da vicino l’entità del danno.
Lorenzo restò immobile, inalando il profumo fruttato di Melania. Le dita di lei scorsero delicate intorno al punto dolorante e lui dimenticò per quale ragione stesse imprecando fino a poco prima.
Gli occhi grandi e scuri di lei incontrarono i suoi, una nota di divertimento li rese brillanti anche nel buio e Lorenzo si ritrovò a deglutire a vuoto.
«Esagerato» disse lei «Non ti sei fatto niente!»
Lui restò immobile a fissarla per un po’, poi scosse la testa.
«Niente… no… niente…»
Lei lo guardò confusa.
«Oddio… forse ti ho colpito in testa, non sul naso…»
Lorenzo strabuzzò gli occhi e tossicchiò una risata. Allontanò le mani di lei dal proprio volto ma le tenne strette nelle proprie.
«Con la testa dura che ti ritrovi è già tanto se non mi serve un’operazione chirurgica!»
Melania sollevò un sopracciglio e fece scoccare la lingua contro il palato.
«Ti avrei fatto comunque un favore!»
Lui spalancò la bocca.
«Ma è possibile che ne hai sempre una?!?»
«Ho fatto coppia fissa con il demonio per metà della mia vita, mi sono dovuta preparare!»
replicò lei.
Entrambi scoppiarono a ridere.
«Andiamo?»
propose lui.
Lei si sporse oltre l’angolo del palazzo che li nascondeva. Davide ed Elena non c’erano più.
«Sì, via libera!»
E muovendosi si rese conto che le sue mani erano ancora strette in quelle di lui.


Il campanello suonò e Roberto scattò in piedi.
«Vado io» disse fermando suo padre «Sarà il ritardatario di Lorenzo…»
Angelo si rimise a sedere mentre suo figlio si dirigeva verso la porta.
L’anziano tornò a guardare tutte le persone che riempivano il suo salotto: c’era Gabriella, la moglie del suo Robertino, bellissima come sempre ed un po’ meno triste dell’ultima volta in cui l’aveva vista. C’era anche Carlotta la figlia di Roberto e Gabriella, insieme a Sergio, suo marito, e le splendide figlie Alice e Serena; su una sedia era seduta Valeria, la sua secondogenita, ed il marito Aurelio; sul divano accanto a lui c’era Anna, la sua ultimogenita, l’aria sempre stanca, ma quella sera irradiava felicità, forse per merito di suo figlio Davide che li aveva sorpresi tutti presentandosi con Elena, la sua ex, ormai non più ex, anzi, futura moglie.
Quella notizia aveva cambiato l’atmosfera nella casa e lui ne era lieto. Spostare l’attenzione dal proprio compleanno era sicuramente il regalo più bello che potesse ricevere. Senza la sua Serenella non aveva poi molto da festeggiare.
«Guardate un po’ chi c’è!»
La voce di Roberto lo distolse dai suoi pensieri. Scosse la testa e guardò il ragazzo in piedi accanto a suo figlio. Non lo vedeva da anni, ma il viso era sempre lo stesso, solo più maturo.
Accanto a lui c’era Melania, la migliore amica di suo nipote Davide. Si chiese subito se fosse una coincidenza che fossero arrivati insieme, ma poi l’occhio gli cadde sulle mani dei due. Non erano unite, ma i loro mignoli si sfioravano, quasi come se entrambi si stessero sforzando di tenersi separati. Rise e si alzò lentamente mentre il nipote si avvicinava a salutarlo.
«Nonno…»
Anche la voce del ragazzo era cambiata. Più profonda, più sicura. Aveva perso quel guizzo di freschezza di un tempo… ma non poteva essere colpa degli anni.
«L’ultima volta che ti ho visto, portavi il pannolino… e l’ultima volta che ti ho sentito chiamavi tua madre “nana”…»
lo rimproverò bonariamente.
Le guance di Lorenzo si tinsero di rosso.
«Lo so… scusa…»
Angelo scoppiò in una risata roca, gli diede un buffetto sul viso e disse:
«Non scusarti… tutti i giovanotti hanno voglia di navigare, e se non trovano la giusta ancora» su quella parola l’occhio gli cadde sulla donna poco dietro il nipote «Tendono a perdersi nell’oceano… l’importante è tornare a riva… no?»
Il ragazzo annuì e poi si fece da parte, per lasciare che anche Melania porgesse i suoi saluti.
«Signor Angelo… buon compleanno!»
Il vecchio la abbracciò.
«Ah… ragazza mia… mi aspettavo di vederti arrivare con Davide…»
Melania arrossì imbarazzata. Si morse il labbro inferiore e rivolse uno sguardo colpevole all’amico.
«Me lo aspettavo pure io» intervenne Davide «Ma evidentemente la mia cara amica aveva altro per la testa»
Le rivolse poi un sorriso radioso stringendo a sé Elena.
«Scusa per l’imboscata…»
iniziò lei.
«Non ti azzardare» la bloccò «Non hai davvero niente di cui scusarti… è l’imboscata più bella della mia vita!»
Così dicendo posò un bacio sulla fronte della fidanzata.
«Dovresti ringraziare anche lui» replicò Melania, indicando con la testa Lorenzo «Mi ha aiutata ad organizzare tutto e a convincere lei…»
Gli occhi di Davide volarono sul cugino che lo stava guardando con un sorriso da ebete.
Lasciò le spalle di Elena e si diresse ad abbracciarli entrambi.
«Grazie…»
disse trattenendo le lacrime.
«Andiamo a tavola!» esclamò Gabriella «Ci darete tutti i dettagli di fronte alla lasagna, se no si fredda!»
«Non me lo faccio ripetere due volte»
ribatté Melania, scatenando una risata generale.


La serata trascorse in serenità.
Davide ed Elena spiegarono la loro storia e, nonostante la difficile situazione, si dichiararono pronti a non farsi abbattere.
Lorenzo trovò il coraggio di parlare dei suoi dieci anni passati ad inseguire un’illusione e si disse pronto ad affrontare la realtà dei fatti. Roberto e Gabriella si tennero per mano  orgogliosi della propria famiglia.
E poi si passò al momento dei ricordi. Storie di famiglia, aneddoti divertenti e momenti topici della vita di ognuno di loro.
«Ma ve li ricordate i pupazzi di neve di nonna Serena?»
esclamò con gioia Carlotta.
I cugini si guardano sorridenti.
«E chi se li scorda! Io ne andavo matto!»
rispose Lorenzo.
«Io è grazie a quelli se mi sono appassionato alla cucina!»
aggiunse Davide.
«Scusate…» intervenne Melania «Ma cosa sono i pupazzi di neve? Cioè… io lo so cosa sono… ma non penso voi stiate parlando degli ammassi di neve che si fanno da bambini…»
Angelo rise.
«No, ragazza mia… i pupazzi di neve erano la specialità della mia Serenella… erano dolci…»
«Nonna li preparava con bigné medi e piccoli farciti, accoppiati a due a due, ricoperti di cioccolato bianco e decorati come pupazzi di neve appunto...» spiegò Davide «Tu li avresti adorati!»
Melania con la bocca ancora spalancata annuì.
«Perché non me li hai mai fatti?»
lo rimproverò, dandogli un pizzicotto.
Lui ritirò velocemente il braccio.
«Ouch!» si lamentò ridendo «Hey… non l’ho fatto apposta! Ma il genio nella replica di quei pupazzetti è sempre stato Lorenzo!»
si giustificò.
Melania sgranò gli occhi sorpresa e si voltò verso Lorenzo.
«Ma davvero???»
Lui annuì orgoglioso.
«Nonna mi diceva sempre che un giorno sarei diventato più bravo di lei!»
«Questo non lo sapevo…»
commentò Roberto.
Lorenzo scrollò le spalle.
«L’unica volta che te li ho preparati non li hai voluti assaggiare… eri arrabbiato per qualcosa che avevo combinato e non avevi capito che quello era il mio modo per chiederti scusa…» appallottolò una mollica di pane tenendo lo sguardo fisso sul piatto vuoto «Credo di non averci più provato poi…»
«A fare i pupazzi?»
domandò il padre.
Lui scosse la testa in segno di diniego.
«A chiederti scusa…» rispose sollevando lo sguardo «Ho semplicemente smesso… e mi dispiace…»
Roberto sorrise al figlio ma non riuscì a trovare parole da rivolgergli, se avesse aperto bocca, avrebbe iniziato a piangere e non era da lui.
«La mia Serenella li preparò per la prima volta proprio per te» intervenne Angelo, guardando Roberto «Ti ricordi?»
L’uomo annuì.

«Tu adoravi la neve e giocare con la neve… ma quell’anno non ne cadde nemmeno un fiocco… nemmeno uno!» proseguì «Ogni mattina ti alzavi correndo alla finestra per controllare se avesse nevicato ed ogni sera ti coricavi pregando che nevicasse… ma niente… giorno dopo giorno perdevi il sorriso e le speranze, e tua madre non lo poteva permettere… ed allora un giorno è tornata a casa e mi ha detto “Angelino! Se la neve non si decide a scendere, la preparerò io per Robertino”… mi ricordo che mi misi a ridere… però poi lei si è messa in cucina e dopo ore ai fornelli, se ne uscì con un vassoio pieno di piccoli pupazzi di neve…» Angelo si lasciò andare contro lo schienale della sedia e socchiuse gli occhi «Quante feste hai fatto quel giorno! Dicevi “mammina! Io non la voglio più la neve vera, mi basta la tua!”» rise e tornò a guardare tutte le persone sedute alla tavola «La mia Serenella è sempre stata così… si sarebbe fatta in quattro per rendere felici tutte le persone a cui voleva bene… ed i suoi figli… ah! Quanto bene vi voleva. Diceva sempre che pregava perché le cose brutte destinate a voi accadessero a lei, perché non poteva sopportare di sapervi tristi…» si poggiò con i gomiti sul tavolo «In fondo è questo che fanno i genitori, no? Pregano perché i figli possano essere sempre felici… ma lo sanno che non si può… ed allora ecco che facciamo: vi insegniamo ad affrontare le difficoltà… o almeno ci proviamo… e vi diciamo “vivete la vostra vita, inseguite i vostri sogni e non abbiate paura di trovare qualcuno disposto a condividere l’esperienza insieme a voi”… e a volte ci date retta ed altre no…» i suoi occhi si posarono su Davide ed Elena «Ma il compito di un genitore, non è farsi ascoltare e dare retta… il compito di un genitore è esserci, sempre! I figli potranno pure non ascoltare» guardò Lorenzo «Ma finché parliamo, finché gli diciamo cosa è giusto e cosa no» gli occhi su Roberto «Allora avremo fatto il nostro compito… avremo compiuto il nostro dovere…» ora guardava tutti «Ed io vi vedo seduti qui, insieme nonostante tutto… e mi permetto di sentirmi soddisfatto del mio operato…»


Calde lacrime bagnavano i visi di tutti, perfino le bambine, anche se non del tutto coscienti del significato di quel discorso, ne percepirono il calore.
La serata si concluse e pian piano la casa si svuotò.


Lorenzo accompagnò Melania alla macchina, la salutò e prima che lei aprisse lo sportello, disse:
«Ahem… Mela…»
La donna si voltò verso di lui con le sopracciglia alzate.
«Sì?»
«Mi stavo chiedendo» spinse le labbra in fuori «Ecco… mi chiedevo se ti andrebbe di assaggiare i miei pupazzi di neve»
Le labbra di Melania si distesero in un sorriso gioioso.
«Che domanda! Certo che sì!»
esclamò entusiasta.
«O-ok… venerdì sera?»
«Sì! Da te?»
«Sì… ehm… prima ti va di fare qualcosa?»
Lei corrugò la fronte.
«Tipo?»
«Aperitivo, cinema, cena…»
rispose.
«Quale delle tre?»
«Tutte e tre…»
disse incerto.
«Oh… è… è un appuntamento?»
Lui fece spallucce.
«Sì…? »
La bocca di lei si spalancò.
«Ahm… ti spiace se faccio una cosa prima di rispondere? Sai, non vorrei davvero rovinare le cose…»
Lui annuì.
«Prego… fai pure…»
Melania si avvicinò a Lorenzo, e senza lasciargli il tempo di realizzare le sue intenzioni, si sollevò sulle punte dei piedi e lo baciò. Le loro labbra si incastrarono alla perfezione ed un formicolio si irradiò dalla bocca della donna al resto del corpo. Le ginocchia le divennero molli e se non fosse stato per la stretta di Lorenzo sui suoi fianchi, sarebbe caduta a terra.
Molto lentamente si staccò da lui ed arretrò di qualche passo, con gli occhi ancora chiusi ed il sapore di quel bacio intriso sulle labbra.
«Wow…»
commentò lui.
«Sì…» rispose lei «Accetto l’invito…»
«Mi auguro tu non risponda così a tutte le domande che ti fanno…»
scherzò lui.
Lei arrossì lievemente.
«Ahm… no… in genere aspetto il quarto appuntamento…»
Lorenzo la guardò confuso, ma prima di capire lei era già salita in macchina.


UN MESE DOPO:

«Angelo… Angelino… svegliati!»
L’anziano aprì lentamente gli occhi.
Si mise a sedere e si rese conto di essere steso su un manto di neve e macerie. Si guardò intorno confuso.
«Angelo… stai bene?»
Si girò alla propria sinistra e sorrise al volto della donna che lo stava chiamando.
«Ora sì… ora sto bene, Serenella mia…»


FINE


Vera ©

sabato 22 febbraio 2014

Dal Trentino... alla Sicilia!!!


STRUDEL CASSATA
(dosi valide per 6 persone)
Ingredienti:
150 gr di farina "00"; un cucchiaio d'olio extra vergine d'oliva; un pizzico di sale; 100 ml d'acqua calda *(90 per me); 20 gr di burro; più farina e burro q.b.
Farcia:
350 gr di ricotta di pecora; 150 gr di zucchero semolato vanigliato; 30 gr di gocce di cioccolato; 100 gr di pan di Spagna; 0,5 cl di rhum.
Decorazione:
Marzapane; colore alimentare verde; ciliegie candite; scorze d'arancia candite e zucchero al velo q.b.
Preparazione:
Preparare la sfoglia come da dettagliate istruzioni di Mari del blog "Lasagnapazza".
Per la farcitura: sbriciolare in maniera grossolana il pan di Spagna e con questo ricoprire il fondo della sfoglia, lasciando 2 cm circa di spazio attorno ai bordi.
Spruzzarlo con il rhum e preparare la crema di ricotta.
Usare della ricotta ben sgocciolata e lavorarla a crema con lo zucchero.
Unire le gocce di cioccolato, amalgamare il tutto e versare sopra il pan di Spagna.
Cominciare ad arrotolare la sfoglia con l'aiuto di un canovaccio pulito e leggermente infarinato, mantenendo al suo interno la farcitura.
Porre su una leccarda coperta da carta forno imburrata; spennellarlo con il burro fuso e far cuocere in forno già caldo a 180° (statico).
Tempo di cottura previsto dai 30 a i 40 minuti a seconda del forno.
Una volta sformato lo strudel, fatelo raffreddare e cospargetelo con abbondante zucchero al velo.
Con il marzapane colorato e la frutta candita ho completato la decorazione del mio strudel siculo.

CARAMELLO ALLO ZIBIBBO
(dosi variabili)
Ingredienti:
5 cucchiai di zucchero semolato; un cucchiaio di Zibibbo; 2 gocce d'acqua fredda.
Preparazione:
Bagnare il pentolino con l'acqua, mettere lo zucchero e lo zibibbo e far cuocere a fiamma bassa, senza mai mescolare sino a quando non si ottiene un caramello morbido e fluido.
Con questa salsa nappare lo strudel.

Ricetta del mese per l'MTC su proposta della vincitrice del mese scorso: lo strudel.
Mangiato direttamente in Trentino, nella sua forma più classica ovvero con le mele.... buonissimo ma le mele a casa mia, causa marito che non le sopporta, sono bandite.
No problem... per fortuna la farcia è libera ma realizzare questa ricetta per me è stata un'impresa epocale... questo è il terzo tentativo, anche se ormai mi ero rassegnata a rinunciare.
Prima volta ho pensato d'aver usato una farcitura troppo umida e durante la cottura, la pasta ha preso una strada ed il condimento un'altra.
La seconda volta, nonostante avessi cambiato farcia, risultato un po' meno drastico ma altrettanto non adatto ad essere presentato.
Sinceramente volevo rinunciare ma chi lo diceva alle mie papille gustative che il prossimo strudel avrei dovuto mangiarlo alla futura vacanza in Trentino?
Terzo ed ultimo tentativo, ho ridotto l'acqua nell'impasto e stavolta è andata meglio, sono riuscita a fare la sfoglia
*(ecco perché vi ho demandati direttamente alla fonte per la ricetta dell'impasto, non saprei spiegarvelo bene come ha fatto Mari)
quindi a farcirlo ed infine a gustarlo.
Il primo sarebbe stato ai frutti rossi, ma sin dal secondo tentativo ho deciso che sarebbe stato uno strudel siciliano... e cosa c'è di più siciliana a rappresentarci nel mondo, se non lei... la regina dei dolci, ovvero la cassata?
Con grande meraviglia ed "orgoglio" con questa ricetta partecipo alla sfida del mese... al prossimo, "spero" :-)
Abbracci, bye Debora.

martedì 18 febbraio 2014

Un compleanno... da festeggiare!!!


SABLE' SALATI
(dosi valide per 35/40 pz.)
Ingredienti:
100 gr di burro morbido; 170 gr di farina "00"; 30 gr di maizena; un tuorlo + un uovo intero; 50 gr di granella di mandorle o nocciole; 50 gr di pecorino o parmigiano grattugiato; un cucchiaino di sale; erbe di Provenza; pepe ed acqua fredda q.b.
Preparazione:
Lavorare il burro a crema con le fruste e poi unire il tuorlo e l'uovo.
Amalgamare ed aggiungere il pepe; il sale ed il formaggio e la granella della frutta secca scelta e mescolate.
Unire un po' alla volta la farine setacciate ed aggiungere dell'acqua fredda se necessario; dovete ottenere un composto morbido ma ben compatto e non appiccicoso.
Stendere l'impasto tra due fogli di carta forno e farlo riposare in frigorifero almeno un'ora o anche di più se serve.
Ricavare le formine con gli appositi stampini e cuocere su leccarda coperta da carta forno a 160° per 20 minuti circa.
Fare raffreddare a temperatura ambiente e poi servire come aperitivo o snack salato.
Un compleanno da festeggiare, quindi il titolo, stavolta ha una doppia valenza... è ovviamente riferito alla storia di Vera perché presto si onorerà nonno Angelo ma, anche al mio blog che oggi compie 4 anni.
Quando ho cominciato non sapevo che sarei arrivata a festeggiare i 4 anni con voi, pensavo che mi avreste bocciata prima ed invece mi avete dato lo stimolo per continuare ad esserci.
Non tutti i giorni, non come vorrei ma il vostro sostegno ed affetto è sempre stato indispensabile per continuare e non arrendersi, anche quando a volte il tempo è stato tiranno; quando il pc ci ha messo lo zampino o quando i pensieri sono da tutt'altra parte e la sola idea di cucinare e fotografare mi ha fatto venire l'ansia....
Ma dopo 4 anni posso finalmente dire d'aver trovato la formula giusta... "voi" che siete imprescindibili e la voglia/tempo... se questi ultimi fattori ci sono bene ma se non ci sono, niente più ansie da prestazione... aspetto solo che tornino e sempre grazie ai miei ragazzi che comunque rispettate i miei tempi e mi fate sentire bene, ogni volta.
Un abbraccio grandissimo ed un grazie ancora più grande!
Debora

venerdì 14 febbraio 2014

Tante forme... d'amore!!!



«Cosa stiamo guardando?»
chiese con impazienza Melania.

Era arrivata al ristorante di Davide da più di mezz’ora e Lorenzo l’aveva piazzata di fronte ad un forno, a fissare il vetro scuro dell’elettrodomestico.

«Uh! Quanta impazienza!» sbottò Lorenzo «Quando saranno pronti lo vedrai!»
«Ok… possiamo parlare nel frattempo o hai paura che qualsiasi cosa ci sia lì dentro, origli?»
«Melania, è un forno… cosa potrebbe esserci lì dentro, se non cibo?»
«Ah, non so… data la segretezza con cui mi hai messa qui a sorvegliarlo, credevo stessi nascondendo un latitante»
replicò stizzita lei.
Il ragazzo fece roteare gli occhi buttando indietro la testa e sbuffando.
«Ti hanno mai detto che sei insopportabile?!?»
«» rispose secca «Ora possiamo parlare?»
«Si può sapere che fretta hai?»
domandò lui, esasperato.
«Se mi ascoltassi, lo capiresti!»
Lorenzo chinò la testa sul petto, scuotendola. I riccioli scuri danzarono morbidamente, disponendosi in modo scompigliato.
«Ok…» acconsentì «Andiamo a parlare!»
Melania batté le mani sorridente, ruotò sui tacchi ed uscì dalla cucina. Lui la seguì controvoglia.

L’aveva chiamato la sera prima, inondandolo di parole tra le quali riuscì a captare un appuntamento: «Domani! Nel tardo pomeriggio! Al ristorante!»
Non era stato in grado di proferire verbo durante la telefonata, né per dirsi disponibile, né per chiedere delucidazioni sulla natura dell’incontro. Tutto quel che sapeva era che c’entrava il cugino Davide.
Speriamo non abbia bisogno di qualche consiglio per conquistarlo” aveva pensato divertito.

La raggiunse ad un tavolo in fondo alla sala vuota e le si sedette di fronte.
«Dunque» esordì «Cosa c’è di tanto urgente che non possa aspettare la fine della cottura dei miei sablè salati
Melania corrugò la fronte ed inclinò la testa di lato.
«Ma hai ascoltato almeno una parola di quello che ti ho detto ieri sera al telefono?»
«Oh… ne ho ascoltata più di una…» rispose serafico lui «Peccato non abbia capito nulla…» si lasciò andare contro lo schienale della sedia ed allargò le braccia «Sai, succede quando spari 14 parole al secondo con l’intento di formulare 87 frasi differenti…»
La donna strinse gli occhi e le labbra, in un’espressione minacciosa.
«Ti hanno mai detto che sei odioso?»
«» asserì secco «Ed ora, gentilmente, potresti delucidarmi sulla natura del nostro appuntamento segreto?»
Melania spalancò la bocca e si preparò a dare una risposta al vetriolo, ma ci ripensò. Agitò in aria una mano e disse:
«Non ho tempo per questo… » poggiò i gomiti sul tavolo e si piegò in avanti «Si tratta di Elena…»
«Elena… la ex di Davide?»
si incuriosì Lorenzo.
«Proprio lei»
confermò.
«Ok… continua…»
la invitò.
Quindi Melania raccontò dell’incontro avuto una settimana prima e riferì la chiacchierata tenuta con la donna, poi lo mise al corrente del suo piano e Lorenzo ascoltò tutto in religioso silenzio.
«Wow…» commentò lui «Questo sì che è uno shock…»
«Lo so…» concordò lei «Povera Elena…»
«No!» la bloccò «Intendevo dire che è uno shock il fatto che tu sul serio non provi nulla per Davide…»
Lei scosse la testa spiazzata.
«Scusami?!?»
«Insomma… se la situazione è questa, avresti la vittoria in pugno!»
Melania studiò il viso del ragazzo, mise da parte l’indignazione e divenne seria.
«Ma si può sapere che diavolo ti è successo?»
gli domandò all’improvviso.
Lorenzo la guardò con un’espressione innocente.
«Che… che vuoi dire?»
«Voglio dire che ti ho appena raccontato il dramma di una donna che, si dà il caso, sia anche l’amore della vita di tuo cugino… quello che una volta consideravi un fratello… ed il tuo primo pensiero è una cosa tanto stupida quanto superficiale?» incrociò le braccia sul petto «Sul serio Lorenzo… che cosa ti hanno fatto?»
Una risatina nervosa sfuggì dalla gola del ragazzo. La sua espressione, perennemente rilassata, parve irrigidirsi e la sua voce risuono tremante:
«E-era solo una battuta, Mela… niente di che…»
provò a svicolare.
Ma gli occhi di lei rimasero fissi nei suoi e sulla sua bocca non si affacciò nessun sorriso.
«Ok! Ok!» esclamò lui «Scusa! Non si scherza, capito… avanti, continua! Che cosa ti serve da me?»
Lei batté una mano sul tavolo senza mutare espressione.
«Mi serve che rispondi alla domanda che ti ho fatto: che cosa ti è successo?»
«Mela…»
«Dico sul serio, Lorenzo! Stiamo parlando della vita di una persona che amiamo entrambi moltissimo… ho bisogno di sapere se puoi ancora aiutarmi a renderlo felice, o se hai totalmente perso la capacità di preoccuparti degli altri oltre che di te stesso»
Le parole della donna colpirono il ragazzo in pieno viso, come schiaffi tirati a mano aperta.
Da quando era tornato non era la prima ad averlo accusato di egoismo e noncuranza.

Suo padre, poche settimane prima, gli aveva fatto una sfuriata carica di tutto il rancore ed il dispiacere accumulati in dieci anni e forse più, sua madre lo aveva accolto come nulla fosse,  ma l’aveva sentita piangere ogni notte dacché era tornato e sua sorella, la sua perfetta sorella, non aveva avuto bisogno di parlare, gli era bastato vedere con quanta tensione si muoveva intorno a lui per capire che anche dentro lei risiedeva una bomba di parole inespresse.

Quindi era avvezzo a prediche di ogni genere, ma lei era decisamente la prima persona ad accorgersi che qualcosa non andava in lui.
«Io… io sto bene…»
farfugliò.
«Sì, lo vedo… avanti Lorenzo, mi serve collaborazione… prima vuoterai il sacco, prima potremo concentrarci su Davide…»
«Non so cosa ti aspetti di sentire»
ammise con naturalezza.
«La verità. Nient’altro che la verità…»
«Tirerai fuori una bibbia dalla borsetta, ora?»
scherzò lui.
«Se può servire a farti parlare…»
«Mi vuoi far credere che ti porti una bibbia dietro?»
si sorprese lui.
«Caro Lorenzo, non devi mai sottovalutare due precisi accessori di una donna: la sua borsa… ed il suo cellulare di ultima generazione sul quale si può scaricare  l’applicazione della bibbia…»
Il ragazzo buttò indietro la testa e scoppiò a ridere. La reazione fu talmente spontanea e potente, che quasi sentì dolore nell’emettere quel suono arrugginito.
«Tu sei completamente fuori di testa!»
commentò con la risata ancora in bocca.
«Ti ringrazio… ma non è il momento dei complimenti… su… dimmi!»
lo incitò lei.
Prima che potesse parlare, però, si avvicinò Diego, un ragazzo della cucina, portando un vassoio.
«Scusate» si intromise «Mi avevi detto di portarteli quando sarebbero stati pronti…»
Lorenzo guardò il giovane e gli sorrise.
«Grazie amico…»
Diego fece un cenno con la testa e tornò al suo lavoro.
Melania puntò gli occhi sui biscotti disposti nel vassoio, avevano proprio un odore invitante.
«Volevo proporli a Davide per inserirli nel menù…» spiegò Lorenzo «Sono aromatizzati al pecorino ed erbe di Provenza »
concluse, prendendone uno ed offrendolo alla donna.
Lei accetto e prima di assaggiarlo, puntò il dito sul ragazzo e lo redarguì:
«Non importa quanto buono sia… finita l’estasi culinaria, mi racconterai tutto!»
Lui si limitò a sorridere ed annuire. Finito di gustare il biscotto salato tra mugugni di piacere, Melania si prese il viso tra le mani e disse:
«Avanti… sono tutta orecchi!»

Lorenzo pensò per un attimo di inventarsi qualcosa o di raccontarle solo parte della storia, in fondo non le doveva niente, men che meno la verità. Quando però aprì la bocca per parlare, si ritrovò a raccontargli tutto, nei minimi particolari. Per più di un’ora fu un fiume in piena: speranze, sogni, illusioni, gioie e dolori di dieci anni passati a costruire un impero di carta che al primo colpo di vento, è volato via.

«… Sai, è strano… il giorno peggiore della mia vita, è iniziato come quello più bello…»
Oramai stava parlando più a se stesso che a lei.
«Quella mattina ho aperto gli occhi e mi sentivo un re! Ho guardato Katy, stesa nel letto accanto a me… una dea, nuda e sinuosa… e la sera prima… prima di stare con lei, ero stato con tre diverse ragazze al locale… e quel giorno avrei fatto lo stesso e quello dopo ancora… e così via. Mi sono messo a sedere sul materasso e ricordo di aver pensato “sono così felice”!» fece una pausa e sospirò «E poi tutto è andato a rotoli… e la mia felicità… puf! Sparita… con lei la mia casa, i miei soldi, gli amici ed il lavoro…» guardò negli occhi Melania e concluse «Ecco cosa mi è successo… ho perso il mio regno, la mia felicità… e tutto in una notte…»
«Ti rendi conto di avermi appena raccontato la storia più miserabile dell’universo?»
sbottò lei, più duramente di quanto non avesse creduto pensando quelle parole.
«Cosa?»
ribatté lui, indignato.
«Lorenzo, ascoltami… non so cosa pensi di aver costruito in quei dieci anni, ma sicuramente non era un regno e tu non sei mai stato il re di niente… il tuo lavoro consisteva nel versare liquidi colorati in bicchieri e servirli a clienti giovani ed ubriachi sculettando e sorridendo, il tuo migliore amico è sparito più veloce della luce quando ha nasato odore di guai e la tua donna ti ha usato più di quanto tu non abbia fatto con lei… andiamo, era la dannata proprietaria del locale! Vuoi che non sapesse con quante altre donne te la facevi?»
«Oh, scusa! Dimenticavo che tu sei la divina Melania, colei che tutto sa e tutto vede! Che scemo, ed io che credevo di saperne qualcosa in più visto che si tratta della mia vita!»
«Non prenderla male» intervenne «Non voglio fare la maestrina… ma credimi, ne so qualcosa di regni di carta e di illusioni di felicità! Ho passato metà della mia vita con un uomo che ha deciso per me anche quanti respiri fare in un giorno, e credimi, sono stata così stupida da credermi felice e contenta… e forse lo sono stata, per un po’… ma sai cosa ho capito?»
«No… ma sono sicuro che non mancherai di illuminarmi…»
replicò sprezzante.
Melania ignorò il tono polemico e proseguì:
«Ho capito che le cose reali restano, non importa cosa succede. Il mio lavoro, le mie passioni, Davide. Quelle sono cose che mi sono guadagnata, per cui ho lottato e quando il matrimonio con Alfio è finito, non le ho perse…»
«Perdonami, ma non puoi paragonare il tuo miserevole matrimonio con la mia esperienza!»
«Sì che posso, e lo sto facendo… perché il mio miserevole matrimonio non ha nulla da invidiare alla tua miserevole vita… hai passato dieci anni a costruire il nulla con il nulla… ed è quello che ti è rimasto in mano…»
«Quindi… stai dicendo che ho sprecato tempo?»
«No… sto dicendo che non hai niente da rimpiangere… le cose vere ed importanti sono tutte lì, dove le hai lasciate…»
«E sarebbero?»
«La tua famiglia… tuo padre e tua madre, tua sorella… Davide… tuo nonno…»
Lorenzo abbassò lo sguardo.
«Nonno…» sospirò «Mi sono comportato così male che non vorrà vedermi mai più…»
Melania si stampò in faccia un sorriso malizioso e si piegò nuovamente in avanti sul tavolo.
«Allora direi che il mio piano si presta perfettamente anche a questo scopo!»
Lorenzo la fissò confuso.
«Che diavolo hai in mente?»

UNA SETTIMANA PRIMA:

Elena si fissò le mani a lungo, cercando il modo per mettere in parole la moltitudine di emozioni che le attraversavano l’animo.
Melania se ne stava seduta sul divano, in un paziente silenzio, in attesa che lei raccontasse i dettagli di uno dei giorni più dolorosi della sua vita.
Ma c’era così tanto da dire. Scosse la testa e decise di iniziare da un punto a caso.
«Sai qual è sempre stato il pensiero di Davide sul matrimonio, sulla famiglia?»
le domandò.
Melania annuì.
«Non ci ha mai creduto… visto come si è comportato suo padre…»
«Sì…» concordò Elena «Ed è anche un po’ questa la ragione per cui ci siamo messi insieme… quando ci siamo incontrati è iniziato tutto per caso. Ci siamo piaciuti, ci siamo frequentati e poi abbiamo iniziato a conoscerci. Parlando è venuta fuori la sua situazione familiare, così dannatamente simile alla mia… » si asciugò una lacrima «Ricordo ancora quando, dopo pochi mesi che ci frequentavamo, trovò il coraggio di dirmi “io non sono tipo da matrimonio e figli”. Gli risposi che era lo stesso per me e lui aveva riso, dicendo che tutte le donne lo dicono…»
«Un po’ è vero…»
«Sì, ma io non ero tutte le donne… e dicevo sul serio. Non ho mai sognato l’abito bianco, non mi sono mai immaginata a cullare pargoli…»
Melania corrugò la fronte e continuò ad ascoltare.
«Comunque... non siamo mai più tornati sull’argomento ed abbiamo vissuto la nostra storia giorno per giorno, felici…»
«Già… è qui che smetto di capire…»
commentò.
Elena fece un debole sorriso.
«Beh… non c’è granché da capire… lui è venuto un giorno da me, si è messo in ginocchio e mi ha chiesto di sposarlo… e sai quando non sai di volere una cosa finché non succede?»
«Sì, penso di sì…»
«Ecco… lui, lì, in ginocchio a chiedermi di diventare sua moglie… è stata l’emozione più bella della mia vita… volevo solo urlare “Sì! Sì! Mille volte sì!”»
«Elena… ti giuro… non capisco…»
«Capirai ora… lui si è messo in ginocchio e mi ha detto “Elena, lo so cosa ti ho detto in tutti questi anni… lo so che ho fatto di tutto per convincerti del fatto che io stessi bene così, che per me –noi- eravamo abbastanza… ma c’è un pensiero che mi toglie il sonno da un po’, c’è un dubbio che mi assilla –sto permettendo agli errori di altri di rovinare il mio futuro?-… e la risposta è –sì, lo sto facendo-, perché, vedi… non importa se mio padre è stato un bastardo o se tua madre ti ha lasciata sola per tutta la vita… noi non siamo loro, noi non saremo loro! Ed io voglio dire al mondo intero –lei è mia moglie! Lei è la madre dei miei bambini!- e voglio poter stringere tra le braccia i nostri figli e raccontare loro quanto ti amo e quanto speciale sei… perché più che chiamarti moglie, vorrei saperti madre dei miei figli… ti amo, Elena… sposami! Regaliamoci una famiglia, la nostra famiglia!”»
Melania si era portata le mani sul petto e piangeva a dirotto, senza ritegno.
«Ma è la dichiarazione d’amore più bella del mondo!»
singhiozzò.
Elena annuì.
«Sì… lo è stata…»
concordò tristemente.
«Aspetta, però…» si riprese l’altra «Quando arrivi al punto in cui vi mollate? Idee discordanti sulla torta nuziale?»
«Gli ho risposto di no, Mela…»
«Cosa?!? Perché?»
Elena prese fiato e si afferrò lo stomaco con entrambe le mani.
«Perché io non posso avere figli, sono sterile»

Sputò fuori le parole con la voce spezzata da un pianto che non riuscì più a trattenere.

Vera ©
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