martedì 30 novembre 2010

Ancora "una"... "doppia" portata!!!


TORRETTA D'ANANAS
(dosi per 2/3 persone)
Ingredienti:
100 gr. di ricotta di pecora; 120 ml. di panna vegetale; 3 cucchiai di zucchero semolato; un cucchiaio di rhum; un pizzico di cannella in polvere; 30 gr. di pistacchi; 2 cucchiai di liquore Strega; 4/5 cucchiai di zucchero al velo; 8/9 fettine d'ananas (fresco o sciroppato); ribes; gocce di cioccolato fondente; zucchero al velo e vaniglia bourbon q.b.
Preparazione:
Pulire o sgocciolare dal liquido di conservazione l'ananas e tenerlo da parte.
Preparate la simil glassa ai pistacchi; tritateli finemente il più possibile, amalgamateli con lo Strega e tanto zucchero al velo sino a quando non avrete raggiunto una consistenza semi fluida.
Fate la crema di ricotta, amalgamando la stessa (ben sgocciolata) con lo zucchero semolato; il rhum e la cannella. Semi montare la panna, unire la crema di ricotta e finire di montare. Aggiungere le gocce di cioccolato e mescolare.
Disporre una fettina d'ananas sul piatto, con una sacca à poche coprirla con un po' di crema, riempiendo anche il buco; ripetere gli strati per altre due volte. Sull'ultimo strato mettere del ribes; un pezzetto di vaniglia bourbon, un po' di salsa ai pistacchi ed una leggera spolverata di zucchero al velo.
Con la restante simil glassa ai pistacchi, arricchire il piatto.
In frigo sino al momento di servire.
Con queste dosi a me sono venute due torrette da tre ed una da due, quindi nel caso in cui l'idea vi piaccia e volete riprodurla per più commensali, regolatevi con le dosi adattandole alle vostre esigenze.
Sto evitando di fare dolci in questo periodo, però senza fare proprio nulla non ce la faccio quindi frutta ma ricca ed in dosi minime... solo per mio marito, almeno tengo le mani in pasta senza però vanificare gli sforzi e/o sacrifici sinora fatti... una doppia portata?! Potrei anche dire due piccioni con una fava.
Buon inizio settimana in ritardo :-)

Partecipo alla raccolta "Menù di Natale" de La cucina di Antonella.

sabato 27 novembre 2010

Sfida mensile MTC... guardo e partecipo!!!


CONIGLIO GLASSATO ALLA BIRRA
(dosi valide per una persona)
Ingredienti:
400 gr. di coniglio; 3 spicchi d'aglio; 500 ml. di birra scura; una cipolla, una stecca di cannella; 3 chiodi di garofano; 2 cucchiai d'olio extra vergine d'oliva; 3 cucchiai di farina "00"; un bicchiere d'acqua calda; due cucchiai d'olio extra vergine d'oliva; rosmarino; salvia; timo; sale e pepe q.b.
Contorno:
2 pomodori da insalata; uno spicchio d'aglio; un cucchiaio d'olive nere tritate; 1/2 cucchiaio di capperi; un cucchiaio di aceto balsamico; un cucchiaio d'olio extra vergine d'oliva; 2 filetti d'acciuga sott'olio; origano in polvere; indivia riccia; sale e peperoncino q.b.
Preparazione:
Disossare il coniglio e tagliarlo a dadi; lavarlo per bene con acqua e sale. Disporlo in una terrina profonda; unire 2 spicchi d'aglio tagliati a lamelle; la cipolla tagliata a metà; il rosmarino; la salvia; il timo; la stecca di cannella spezzata in due pezzi ed i chiodi di garofano; coprire con la birra e far macerare per 5 ore mescolando spesso.
Al termine della marinatura, sgocciolare la dadolata di coniglio e farinare per bene un pezzo alla volta. Filtrare il liquido di macerazione e tenerlo da parte. Mettere a soffriggere l'olio con uno spicchio d'aglio schiacciato a lama di coltello; unire il coniglio e far rosolare per bene. Regolare con sale e pepe. Aggiungere la birra filtrata e far cuocere a fuoco lento per almeno 40/50 minuti mescolando spesso; se il liquido si restringe troppo aggiungere dell'acqua calda un po' alla volta.
Nel frattempo preparate il contorno, pulite e tagliuzzate dell'indivia riccia, fatela sgocciolare e coprite il piatto.
Fate una brunoise di pomodori (dadi molto piccoli) privandoli dei semi e metteteli in una ciotola; unite le olive nere; lo spicchio d'aglio intero; i capperi dissalati; le acciughe spezzettate; l'olio; l'aceto balsamico; l'origano; il sale ed il peperoncino, mescolate per bene e fatela riposare per 20 minuti circa. Eliminate l'aglio.
Cotto il coniglio trasferitelo sul letto d'indivia, completate il piatto con il contorno di pomodori e vinaigrette.
Io non ho mai mangiato coniglio; quindi non l'ho mai comprato; né mai cucinato; né mi sarei mai immaginata a doverlo preparare e questa lunga sequenza di MAI sarebbe durata ancora se non fosse stato per la brava Ginestra che ha vinto la sfida del mese scorso di Menù Turistico e quindi come da regole ha proposto il coniglio alla cacciatora.
A parte il fatto che le ragazze di MT hanno fatto un signor regolamento, dove è anche ammesso sostituire uno degli ingredienti obbligatori per irreperibilità del prodotto; o perché non piace o perché non lo si mangia punto e basta; una cosa che ho apprezzato tantissimo, ho trovato il volontario: mio marito... lui non ama particolarmente il coniglio ma l'ha mangiato e l'ha pure gradito; bene così siamo pari: meso scorso ha guardato lui (mele ndr) questo mese guardo io ma ci sono, partecipo :-)

giovedì 25 novembre 2010

Dagli studi di... "chi l'ha visto"!!!


RISOTTO ALLA ZUCCA
(dosi valide per 2 persone)
Ingredienti:
140 gr. di riso; 200 gr. di polpa di zucca; 1/2 scalogno; 1/2 bicchiere di vino bianco; una noce di burro; 250/300 ml. di brodo vegetale; uno spicchio d'aglio; un fungo porcino di medie dimensioni; sale; pepe o peperoncino; timo fresco; burro e parmigiano grattugiato (facoltativo) q. b.
Preparazione:
Pulire e mondare la zucca dai filamenti e dai semi, tagliarla a tocchetti e tenerla da parte.
Pulire il fungo porcino e tagliarlo a fettine sottili, tenere anche questo da parte.
In una capace casseruola fate appassire lo scalogno finemente affettato con il burro, unite il riso e fatelo tostare. Unite la zucca e fatela rosolare un po', sfumate con il vino bianco e quando questo è assorbito completamente, cominciate ad un unire un mestolo di brodo caldo alla volta, sino a completare la cottura del riso e della zucca; mescolate spesso. Regolate con sale e pepe o peperoncino.
Negli ultimi cinque minuti circa di cottura, smettete di mescolare, coprite con un coperchio e lasciar mantecare il vostro risotto, senza aggiunta di altri grassi.
Nel frattempo fate sciogliere in un tegamino un'altra noce piccolissima di burro con l'aglio in camicia (comprensivo di buccia), fatelo sfrigolare un po' senza farlo annerire, quindi bruciare ed unite le fettine di fungo porcino. Fatelo saltare a fuoco vivace per circa 5 minuti; spolverate con foglioline di timo e poi usate il tutto per decorare ma anche per insaporire maggiormente il vostro risotto.
Se volete spolverate con del parmigiano grattugiato che io ho omesso per gustare appieno il sapore delle verdure usate.
Buon appetito.
Dagli studi di "Chi l'ha visto" con la partecipazione straordinaria di "C'é post@ per te" ... "Carramba che sorpresa"... eh sì perché questa è la foto/ricetta comparsa e poi scomparsa un po' di tempo fa e mai più rimessa. Come potete vedere il risotto sta bene, non ha subito traumi e quindi non si reputa necessario l'intervento anche di "Stran'amore"!!!
Va beh.. dopo aver fatto un po' d'ironia, torno ad esser seria (se possibile) *-*, buondì.

Vino consigliato: REGALEALI "TASCA D'ALMERITA"
Un bianco siciliano tra i più famosi della tenuta ove viene prodotto, di cui appunto porta il nome. Prodotto con uve: Inzolia, Grecanico e Catarratto in prevalenza. Dal caratteristico colore giallo paglierino con riflessi verdolini; ha un bouquet particolarmente fruttato con sentori di pesca a polpa bianca; mela e pompelmo rosa. Il suo gusto è morbido; ricco; intenso e fragrante. Ottimo con pesce; carni bianche e piatti leggeri; diventa perfetto se usato come aperitivo o addirittura sostitutivo dello spumante.

lunedì 22 novembre 2010

Piccante al... punto giusto!!!



(dosi valide per uno stampo da 22/24 cm. di diametro)
Ingredienti:
60 gr.di burro; 75 gr. di zucchero semolato; un uovo; 100 gr.di cioccolato fondente; 110 gr. di farina "00"; un cucchiaio di scorza d'arancia grattugiata finemente; un cucchiaino di peperoncino in polvere; 1/2 bustina di lievito per dolci; un cucchiaio di Cointreau; un cucchiaio di cacao amaro; 125 ml. di latte.
Copertura:
125 gr. di cioccolato fondente da copertura; 180 ml. di panna vegetale.
Preparazione:
Fondete il cioccolato con il burro, fuori dal fuoco unite il liquore; il peperoncino; la scorza d'arancia, mescolate il tutto e lasciate intiepidire. Nel frattempo montate a spuma l'uovo con lo zucchero, unire la farina setacciata con il cacao, un po' alla volta, aiutandovi con il latte. Amalgamate anche il composto di cioccolato e per finire aggiungete il lievito.
In forno già caldo a 180° per 30 minuti circa (prova stuzzicadenti sempre valida).
Sformare la torta e lasciarla freddare su una gratella.
Far sobbollire la panna, versarla a filo sul cioccolato da copertura tagliato in piccoli pezzi il più possibile regolari e farlo sciogliere. Glassate la torta, far rapprendere a temperatura ambiente e servire.
Nel caso in cui non usiate cioccolato da copertura, prima di glassare la torta, far freddare il composto cioccolato e panna in frigo per circa 15/20 minuti, poi montatelo un po' ed infine ricoprite il vostro dolce.
Non fatevi suggestionare dall'uso del peperoncino, perché viene una torta leggermente piccante, dal retrogusto molto piacevole nonché profumatissima grazie alla scorza d'arancia ed al liquore.
Si mantiene morbida anche un paio di giorni ammesso che duri abbastanza a lungo considerato che è pure afrodisiaca :-)
La ricetta a me la fece conoscere una ragazza del forum che frequentavo prima (Daniela) ma so per certo, che lei l'ha presa dalla rete, però non so da dove quindi chiunque la riconoscesse come propria me lo dica, che lo linko volentieri.
Buon appetito e buona settimana.

mercoledì 17 novembre 2010

Dal polveroso... archivio!!!


ANANAS IN CROSTA
(dosi variabili)
Ingredienti:
500 gr. di ananas fresco o sciroppato; un rotolo di pasta sfoglia; chicchi di melagrana; clementine; zucchero al velo; zucchero semolato; limoncello; maraschino; salsa alle fragole; panna liquida; toping al cioccolato q.b.
Preparazione:
Pulire l'ananas o sgoccialarlo dal liquido di conservazione; tagliarlo a tocchetti e metterlo a macerare per un giorno con uno spruzzo di maraschino; un cucchiaio di zucchero semolato ed i chicchi di melagrana; coperto da pellicola alimentare.
Nel frattempo con la carta stagnola preparate le formine... prendete una bottiglia di succo di frutta se le volete fare di piccole dimensioni o di birra se le volete più grandi. Avvolgete due volte la carta argentata sulla bottiglia senza stringere troppo, altrimenti non la togliete più a partire dal collo; poi togliete la bottiglia, riempite la cavità con altre palline di carta stagnola (o non regge il peso della pasta sfoglia) e sagomate la vostra formina; se gli date una punta più curva otterrete una cornucopia che era il mio scopo (fallito sigh!). Imburrate benissimo questa formina artigianale, altrimenti si attacca alla pasta terribilmente.
Con un mattarello spianate un po' la pasta sfoglia, bagnate uno dei due lati (possibilmente quello esterno) con del limoncello, cospargete con zucchero semolato e poi ritagliate delle strisce che dovrete arrotolare, accavallandole un po' sulla vostra formina.
In forno già caldo a 220° per 15 minuti circa. Sformare, far freddare perfettamente, eliminare la carta stagnola e poi riempire con l'ananas ed i chicchi di melagrana (sempre scelti perché portano bene).
Cospargere con abbondante zucchero al velo e poi decorare... io ho usato salsa alle fragole con gocce di panna liquida e poi una clementina fatta a tocchetti bagnata con del toping al cioccolato.
Dal polveroso archivio... non perché è una ricetta vecchia, ma perché io sono relegata in archivio, ecco perché sono scomparsa dal mio e dai vostri blog, ma tornerò per vostro "grande dispiacere" e per mio "grande piacere" :-)
"Ricettina" velocissima tanto per augurarvi in ritardo buona settimana, non riesco davvero a fare di meglio per il momento, sorry.
P.S. Un grazie alle ultime persone che si sono unite al mio blog, appena possibile verrò a ringraziarvi a casa vostra. Byeee

domenica 14 novembre 2010

Un must... palermitano!!!


PANI CA' MEUSA
Guardate bene le foto e poi chiudete gli occhi, seguitemi e spero in questo modo di farvi fare un'altro giro virtuale per le strade di Palermo, dove colori; profumi; sapori si confondono e si uniscono, in una perfetta armonia...
Siamo nel cuore della città, la parte vecchia o antica, in uno dei mercati cittadini tra i più popolari "La Vucciria"; ho scelto questo e non "Ballarò" per esempio o "Il Capo" per due motivi: primo perché grazie al famoso quadro di Guttuso è forse il più noto; secondo perché proprio il termine vucciria ha un signficato specifico, che potrà forse aiutarvi a comprendere meglio la mia città...!
Vucciria in dialetto, confusione; caos in italiano ma, non dobbiamo vedere questa parola necessariamente come espressione di un qualcosa di negativo, perché ad esempio se siamo in un ospedale diciamo "Matri mia chi silenziu" mentre se siamo in un parco pieno di bambini che giocano diciamo "Chi vucciria ca fannu sti picciriddi".... esattamente l'opposto: mamma mia che silenzio in un ambiente di solito triste; dove purtroppo a meno che non ci si trovi al reparto maternità si respira aria di sofferenza, di dolore; mentre che confusione che fanno questi bambini quindi vitalità; gioco; risate; allegria...!
Se questa parola l'associamo a Palermo, con un unico termine identifichiamo e rappresentiamo la città in tutto il suo essere: vecchio e nuovo che si amalgamano; problemi da grande città con però tanta voglia di riscatto e gioia di vivere; pregiudizi giustificati e non; calore e colore; misto di tradizioni popolari e storia; architetture moderne ed antiche, tutto perfettamente fuso, in buon'armonia nonostante appunto la confusione che può apparentemente generare l'insieme delle cose.
Così come i nostri palazzi, le nostre parole dialettali, i nostri usi e costumi risentono giustamente di tutte le dominazioni subite, ne risentono anche le nostre abitudini alimentari ed "ù pani ca' meusa" quindi il pane con la milza ne è un esempio perfetto... si mangia in strada come ad esempio il Kebab arabo; si cucina in strada o al massimo nelle apposite focaccerie... ma torniamo per un momento al giro turistico...!
Siamo alla Vucciria che non è il classico mercato fatto nella piazza principale della città, è proprio una parte della città; dove vicoli e vicoletti permettono svoltando a destra o a sinistra di andare da una parte all'altra... di passare da Corso Vittorio Emanuele in Via Roma e viceversa; di raggiungere Via Maqueda o il Cassaro (la zona portuale) in poco tempo... luogo dove viene venduto di tutto: frutta; pesce; carne; spezie; formaggi; abbigliamento; quindi come detto prima odori e colori che si confondono come in un suk; se già siete storditi o affascinati da tutto ciò, manca ancora la ciliegina sulla torta... "l'abbannio"!
"Abbanniare" in dialetto significa urlare; alzare la voce ma a fin di bene; non ci sono le vetrine come possono esserci in un centro commerciale o in un negozio; quindi l'unico modo che ha il gestore dell'attività d'attirare la gente verso la propria mercanzia è quello d'abbanniare... di pubblicizzare i propri prodotti; di farsi vedere e sentire; un po' come fa il venditore ambulante di cocco al mare: "Coccooo; cocco frescoooo!!!" perché solo urlando; alzando la voce riuscirà a farsi sentire anche da quei bagnanti che distratti dal rumore del mare; dal chiacchericcio dei vicini o dal godersi in pace la tintarella, vogliano invece gustarsi una fettina di cocco e quel richiamo è servito magari per farne scattare la voglia.
Ancora una volta il folklore che state vivendo viene interrotto da un profumo buono, carne e strutto e, da un capanello di gente che sta attorno ad una bancarella con le ruote sotto (in modo che poi finita la giornata lavorativa venga riposta nell'apposito capannone, al riparo dalle intemperie e dalla balordaggine di alcune persone); un vetro che divide "ù meusaru" o "vastiddaru" dagli avventori; una bombola a gas; un ripiano dove sopra c'è il tegame per la preparazione del cibo ed una mensola sotto dove tenere il pane, rigorosamente coperto da coperte di lana per mantenerlo caldo... ecco: avete appena scorto il posto dove viene venduto "ù pane ca' meusa".
Il pane con la milza anche se è impropriamente chiamato così, visto che può contenere pure dei pezzi di polmone e, soprattutto aggiunte di "cannarozzu" ossia trachea di vitello è davvero un must, uno dei cibi più rappresentativi di Palermo, cucinato e mangiato in strada senza distinzione di ceto sociale... tra i clienti trovate il bancario così come il muratore; l'uomo ben vestito come lo studente in jeans e maglietta; donne ed uomini; chiunque abbia voglia di gustare quest'appetitoso panino senza che però abbia problemi di colesterolo; di dieta o di alimentazione diversa ovviamente.
Ha origini antichissime... risale al medioevo, quando era folta la comunità ebraica che popolava la città allocata soprattutto nei quartieri spagnoli; molti di loro lavoravano nel mattatoio cittadino ed alcuni erano proprio specializzati nell'eviscerare gli animali dai loro organi interni ma, dato che per motivi religiosi non potevano percepire denaro, venivano quindi pagati in natura, ovvero con le stesse frattaglie che potevano però rivendere per guadagnarci qualcosa.
Gli ebraici presero quindi l'abitudine di vendere la milza soprattutto ed altre frattaglie (stomaco; muso e piede di maiale; ed anche questi infatti diventano cibo da strada diverso e cucinato in altro modo) ai cristiani e più propriamente ai "caciottari"; che già vendevano dei panini appositi la "vastedda" (panino morbido, pieno di mollica e sesamo, da mangiarsi il più caldo possibile) intrisi di sugna o saima, dagli inventori spagnoli "saim" farciti con ricotta; caciotta o formaggi vari. Durante il dominio degli Aragonesi, gli Ebrei furono cacciati dalla città, quindi i caciottari presero possesso dell'attività in toto, ed unirono al loro già gustoso panino con i formaggi anche la milza etc.
Ancor'oggi il panino con la milza viene fatto allo stesso modo... un tegame inclinato dove sopra vien cotta la trachea che ha bisogno di più cottura e sotto il panino per restare caldo ed inumidirsi con la milza, che deve invece cuocere molto poco o si spappola; forchettone a due denti senza quello centrale per non rovinare il prodotto; carta grezza da pane per avvolgere l'untuosa ma buonissima "vastedda" (panino) spruzzata di limone ed una semplice domandina per voi... la volete "schetta" o "maritata"?
Questa è l'unica domanda che vi porrà "ù meusaru" se vi trovate al suo cospetto pronti a gustarvi questa specilità tipica palermitana.
"Schetta" tradotto in italiano significa: single (oggi.. prima zitello/a) quindi con una farcitura semplice: vastedda; milza; con o senza trachea; spruzzata di limone... "Maritata" che significa invece sposata, prevede pertanto una farcitura più ricca: vastedda; milza; trachea; spruzzata di limone ed infine aggiunta di ricotta o caciocavallo fresco fatto a scaglie.
Sicuramente nasce come cibo povero, in periodi in cui il popolo viveva in condizioni economiche disagiate, era l'unico modo per poter mangiare la carne o qualcosa che ci somigliasse con pochi soldi; oggi è invece diventato un capriccio; una "vuluria" (golosità) per tutti i palermitani ed i turisti che hanno però lo stomaco forte e la voglia di vivere e condividere la convivialità che accompagna queste strutture informali.
Nasce in strada e si consuma prettamente in strada ma esistono anche le focaccerie, alcune nate addirittura nel 1800, in perfetto stile liberty, dove camerieri in livrea servivano la focaccia a chiunque avesse voglia di assaporare questa prelibatezza; così come molti palermitani provano a farsi il pane con la milza a casa propria... strutto; milza; "vastedda" ma il sapore che si ottiene a casa non è lo stesso che si ottiene in strada; forse perché è tutto l'ambiente, la struttura, l'aria a rendere speciale un panino ca' meusa; non tanto gli ingredienti.
Con questo lunghissimo racconto, sperando di non avervi annoiati partecipo al contest di Giulia "Italian Street Food".

venerdì 12 novembre 2010

Riciclo... riadattato!!!


FRITTELLE FETA E SPINACI
(dosi valide per uno stampo medio)
Ingredienti:
3 uova; 100 gr. di feta; 100 gr. di ricotta; 2 cucchiai di besciamella o panna da cucina; 200 gr. di spinaci lessati; uno spicchio d'aglio; un cucchiaio d'olio extra vergine d'oliva; un cucchiaio di vino bianco; semi di sesamo; pangrattato; sale; dragoncello in polvere; peperoncino q.b.
Preparazione:
Lessare gli spinaci in abbondante acqua salata con il vino; lo spicchio d'aglio intero (da togliere a fine cottura); l'olio ed il peperoncino. Scolateli e strizzateli per bene.
Nel frattempo amalgamate la ricotta con la feta; unite le uova; gli spinaci; la besciamella e mescolate il tutto.
Ungete leggermente una pirofila antiaderente e spolverate la superficie di pangrattato, travasate il composto di uova e formaggi, spolverate con un po' di dragoncello e fate una copertura di semi di sesamo abbondante.
In forno già caldo a 190° per 30/35 minuti.
Sformare, far intiepidire e poi con le formine dategli la forma che volete.
Queste frittelle sono state ottenute da parte del condimento che mi era rimasto per la spanokopita, ho solo aggiunto altre 2 uova e la besciamella ma in proporzione credo di avervi dato gli ingredienti "giusti" per farle.
Partecipo alla raccolta di Federica "Un uovo per amico" e con l'occasione vi auguro buon fine settimana.
P.S. Scusatemi se non ricambio le visite per il momento, ma è davvero difficile farlo mentre ti squilla il telefono o ti viene gente in ufficio e da casa... settimana caotica è dire poco, meno male che è venerdì!

Partecipo alla raccolta "Feta, scopriamola assieme" di Ornella de Il giardino dei sapori e dei colori.

mercoledì 10 novembre 2010

Un "freddo"... cadeau!!!


RED ICE
Occorrente:
Acqua; chicchi di melagrana o ribes; formine per ghiaccio.
Realizzazione:
Pulire e sgranare i grani di ribes o melagrana, metterne un numero dispari da 3 a 5 in ogni stampino per il ghiaccio e poi coprire con acqua.
In frezeer a solidificare sino al momento dell'uso.
Una piccolissima idea di decorazione; questi simpatici cuoricini possono benissimo arricchire l'aperitivo del Natale o lo spumante per San Valentino, ecco perché ho rigorosamente scelto dei chicchi rossi... Chicchi perché beneauguranti e rossi perché il rosso sarà il colore predominante per le imminenti festività ma è anche rappresentativo dell'amore, della passione.
Un" freddo" cadeau ma forse sarebbe stato giusto chiamarlo speedy cadeau... perché scappooooooooooo ma mi mancate.
Semplice e veloce per compensare in parte qualcosa di più corposo e serio. Buona giornata, byee.

Con questa ricetta partecipo al contest "Rosso sopraffino... Le ricette di S. Valentino" de La cuochina sopraffina.

lunedì 8 novembre 2010

Leggerezza... gustosa!!!


STRACCETTI DI TACCHINO ALLE ERBE
(dosi valide per 2 persone)
Ingredienti:
300 gr. di tacchino; il succo di 1/2 limone; uno spicchio d'aglio; sale; peperoncino; pangrattato; prezzemolo; salvia; timo; erba cipollina q.b.
Preparazione:
Pulite il tacchino dai filamenti, tagliatelo a straccetti e mettetelo a marinare con il succo di limone almeno per un paio d'ore. Nel frattempo fate un trito di prezzemolo; aglio e le altre spezie in polvere, unite il tutto a del pangrattato. Trascorse le due ore il succo di limone si è completamente assorbito ma se così non fosse, un pezzettino alla volta sgocciolatelo per bene e passatelo nel composto pangrattato; erbette e poi in una pirofila coperta da carta forno. I pezzetti di tacchino (va bene anche il pollo) devono stare tutti vicini vicini. Regolate con sale e peperoncino, passate in forno già caldo a 190° per 40/45 minuti circa. Servire e gustare. Leggerezza gustosa... è un piatto davvero molto leggero, infatti non è stato usato alcun tipo di grasso sia questo vegetale che animale; gustoso perché la marinatura del pollo gli conferisce morbidezza e sapore; l'insieme gradevole. Eh sì è cominciata la dieta, tra meno di un mese c'è il primo controllo dal dietologo e quindi non sono più permessi stravizi... anche se mettersi a dieta prima del natale mi sembra da paura.. ma ce la faremo!! Ovviamente per lo stesso motivo, anche il vino è stato eliminato, tranne rare eccezioni che vedrete di volta in volta, quando e se. La ricetta l'aveva presentata Luisa (piccolamela), una ragazza che conoscevo quando frequentavo il forum, anche se poi sinceramente a me la diede Grazia altra ragazza dello stesso forum, molto tempo dopo... tranne l'aglio, quella è una mia aggiunta personale. Perché tutta questa precisazione; perché ho letto da Olio e Aceto una storia assurda: Fabiola è stata rimproverata da qualcuno perché non è stata citata lei come fonte per l'uso della carta forno in una particolare preparazione... la carta forno?!!! Ok meglio riderci sù.. anche se trovo più disdicevole sentirti dire grazie per qualche ricetta nel momento in cui si frequenta lo stesso ambiente, ma una volta che vai via perdi ogni diritto e la ricetta diventa addirittura una preparazione di famiglia o qualcosa di simile. Beh ragazzi, visto che i veri problemi della vita non sono questi, acqua sul fuoco e buon inizio settimana a tutti. Ho dimenticato... so che ieri sera qualcuno di voi sul tardi ha visto comparire una foto e poi non l'ha vista più.. stessa storia di sempre, ho inviato anziché salvare; poi mi si è impallato il pc e ci ho rinunciato; la rivedrete più in là :-) Partecipo alla raccolta "Oggi cucino io... Ma light!" di Piccolo spazio grandi ricette, con tutta la mia comprensione :-(

sabato 6 novembre 2010

Proviamo a pensare... alle feste!!!


ARANCE AL CIOCCOLATO
(dosi variabili)
Ingredienti:
200 gr. di cioccolato fondente; una noce di burro; un cucchiaio di latte; scaglie di mandorle pelate; ribes; arance; zucchero al velo q.b.
Preparazione:
Sbucciare e pelare benissimo le arance, dividerle in spicchi e tenere da parte.
Fondere a bagnomaria il cioccolato con il burro; lontano dal fuoco unire il latte ed amalgamare il tutto. Lasciare leggermente intiepidire.
Immergere gli spicchi d'arancia nel cioccolato, guarnire un'estremità con le mandorle e posizionarli nello stecco di legno.
Mettere in frigo a rassodare e tenere lì sino al momento dell'uso.
Pulire il ribes, asciugarlo con carta cucina e comporre il piatto; spolverando il tutto con zucchero al velo (per simulare la neve) da mettere all'ultimo minuto o si asciuga scomparendo alla vista.
Non so ancora se a Natale resto qui o vado giù dai miei, quindi fin quando posso, se posso mi piacerebbe farvi conoscere le mie idee di presentazione dei piatti; definire questa una ricetta mi sembra esagerato... e dato che la frutta mi piace molto, eccetto alcune cose ho cominciato da lei.
P.S. Da oggi faccio la prova banner, ne ho inseriti alcuni che trovate a fondo pagina ma nel momento in cui mi danno di nuovo problemi (anche se non ho mai scoperto la causa della lentezza esagerata) ricomincio da zero e li tolgo di nuovo.
Magari voi direte: è il tuo spazio, fai quello che vuoi... avete ragione ma per correttezza sto provando a spiegare, non ho mai avuto intenzione di fare disparità con nessuno ed ho sempre partecipato volentieri a tante cose.

giovedì 4 novembre 2010

Dalla Grecia... con sapore!!!


SPANAKOPITA
(dosi valide per 4/6 persone)
Ingredienti:
300 gr. di pasta fillo; un uovo; 500 gr. di spinaci surgelati; 200 gr. di feta; 200 gr. di ricotta di bufala; 1 cucchiaio di vino bianco; 1 spicchio d'aglio; semi di sesamo; dragoncello in polvere; sale; peperoncino ed olio extra vergine d'oliva q.b.
Preparazione:
Far lessare gli spinaci con abbondante acqua salata, insieme allo spicchio d'aglio; un filino d'olio ed il vino. Regolate con sale e peperoncino; scolarli e strizzateli per bene.
Eliminate l'aglio.
Amalgamare schiacciando con una forchetta la ricotta e la feta; unirvi gli spinaci; l'uovo ed il dragoncello.
Dai fogli di pasta fillo ricavare 8 quadrati per foglio e cominciate a disporli, uno alla volta facendo otto strati in tutto, in una pirofila da forno unica o mini stampini spennelati d'olio; ricordandosi d'oliare man mano anche i fogli, mentre li sistemate sfaldando un po' le punte e facendo in modo che parte della pasta fuoriesca dallo stampo usato.
Farcite con il composto di feta e spinaci; richiudete su se stessi i lembi e spolverate di semi di sesamo.
In forno già caldo a 180°-190° per almeno 40 minuti circa; se scurisce troppo la superficie coprire con carta argentata.
Sformare, fare intiepidire e servire... ottimi come antipasto.
La spanokopita è uno dei miei piatti preferiti quando vado al ristorante greco ma, l'ultima volta che ci sono andata... :-( che delusione, non sapeva di niente pur andando sempre nello stesso locale; ma boh.. forse hanno cambiato il cuoco quindi quando l'ho vista "Nel giardino dei sapori e dei colori" ho voluto provare a farla a casa e... stavolta sì che le mie papille gustative hanno ringraziato.
La ricetta originale, buonissima e perfetta la trovate qui; le mie variazioni sono state necessarie perché: non ho trovato l'aneto e gli spinaci freschi; avevo della ricotta di bufala a casa; volevo inaugurare gli stampini da soufflé che ho appena comprato; ho usato la pasta fillo congelata (ma di una marca greca *-*) e non fatta in casa come ha fatto lei... Nonostante gli stravolgimenti del caso, sono veramente rimasta soddisfatta, grazie mille cara Ornella.

mercoledì 3 novembre 2010

Ho cambiato il... look!!!


MOUSSE DI MELA
(dosi valide per 12/15 pirottini)
Ingredienti:
200 gr. di cioccolato fondente; 200 ml. di panna vegetale; 40 gr. di zucchero al velo; 2 mele delicious; 2 cucchiai di zucchero semolato; 0,5 dl. di rhum; succo e scorza grattugiata di un lime; 1/2 cucchiaino di cannella in polvere: sigarette wafer e granella di nocciole q.b.
Preparazione:
Tagliare le mele a tocchetti e farle macerare per un paio d'ore con la cannella; il rhum; lo zucchero semolato; la scorza ed il succo del lime.
Nel frattempo fondere 150 gr. di cioccolato fondente a bagnomaria, raggiungendo una temperatura compresa tra i 40° ed i 50°. Fuori dal fuoco unite il restante cioccolato ed amalgamate sino a raggiungere una temperatura compresa fra i 30°-32°; lasciatelo intiepidire un po' e poi con un pennello da cucina rivestite i pirottini di carta; capovolgeteli a faccia in giù man mano che li fate. Ripassateli tutti una seconda volta, fateli freddare a faccia in giù a temperatura ambiente e poi in frezeer per 1h.
Semimontate la panna con lo zucchero al velo, unite le mele con il loro succo di macerazione e finite di montare il tutto; coprite con pellicola trasparente e riporre in frigo sino al momento dell'utilizzo.
Togliete i cestini dal frezeer e facendo attenzione a non romperli, liberateli dalla carta; farciteli con la mousse di mele; spolverate di granella di nocciole; decorate con sigarette wafer e servite.
Se volete potete rimetterli dentro altri pirottini e tenere in frigo sino a quando non dovrete mangiarli.
Le dosi sono un po' indicative perché parte della mousse l'avevo usata per partecipare all'MTC di ottobre ed anche i pirottini non so che diametro abbiano; quindi è possibile che ve ne vengano di più.
Ho cambiato il look perché partecipo al contest di Araba felice in cucina "Inventa...Mela", dato che come ho già detto le mele a casa mia sono bandite, ho colto la palla al balzo; stessa mousse ma presentata stavolta in modo diverso; mi spiace ma più di così con le mele non posso se non "riciclare".
Comunque la variante è stata molto apprezzata, li ho portati in ufficio e sono spariti in un attimo, davvero buoni.

lunedì 1 novembre 2010

Nascondete la... grattugia!!!


Questa è la frase con cui sono cresciuta... frase ricorrente tutti gli anni nella notte tra l' 01 novembre (festa di ognissanti) ed il 02 novembre (commemorazione dei defunti).
I siciliani e palermitani soprattutto hanno già capito il perché... perché fa parte della nostra tradizione popolare festeggiare i "morti", ancor più del Natale (inteso come regalia ai bambini, non come festa in sé) perché quest'ultimo arriva dal nord Europa; non fa parte delle nostre radici.
Sembra un paradosso... come si possono festeggiare persone care che sono trapassate a miglior vita??
Si festeggiano andandoli a trovare; portando loro un fiore ma non con la solita tristezza che accompagna questo momento, bensì al contrario con tanta allegria; ci si veste a festa e si va a trascorrere una giornata con loro, insieme a tutta la famiglia con anche i bambini, proprio per abituarli che non bisogna temere i defunti, specie quando ci hanno appena portato dei doni; perché nonostante tutto ci continuano a voler bene, seppur "lontani".
Molte persone organizzano un vero e proprio pic nic quel giorno; mangiano anche lì ma questo si presuppone abbia motivazioni storiche... ripetere il "consulu siciliano" ovvero il pranzo che veniva offerto dai vicini per consolare chi aveva perso un caro e di sicuro non aveva nessuna voglia di mettersi ai fornelli.
I giorni che precedono il 2 novembre la città si trasforma in un piccolo suk arabo, colorato; chiassoso; dove tante bancarelle espongono giocattoli e capi di vestiario, per permettere ai genitori; ai nonni; agli zii di acquistare i doni che i bimbi riceveranno dai "defunti" la mattina, vicino "ù cannistru".
Tutto è vissuto come una festa ma c'è quella piccolissima frase: nascondete la grattugia... altrimenti i morti vengono a grattugiarvi i piedi. Non nego che da bambina la paura c'era, poi cominciando a diventare grande ho capito il perché: una volta case più piccole d'adesso dove ognuno ha la sua stanza; pochi soldi sicuramente; quindi quella frase serviva ai genitori per mandare a letto i bambini presto e potersi pertanto liberamente muovere per organizzare la presa del regalo dal posto dove era stato nascosto e la preparazione "du cannistru".
Cos'é ù cannistru???
E' un cesto di vimini più o meno grande, dipende anche dalla disponibilità economica di ciascuna famiglia, pieno di leccornie dolciarie di vario tipo: l'immancabile frutta martorana; biscotti; caramelle; cioccolatini; frutta secca (castagne; nocciole; mandorle; noci; etc) con a troneggiare al centro "à pupaccena"; ovvero un pupazzo di zucchero colorato, cavo all'interno che una volta finiti i "morti" veniva anticamente usato, un po' alla volta per dolcificare thé; caffé; latte ed altre bevande calde affinché potessero scioglierlo.
Queste pupaccene, prima erano talmente ben fatte che sembravano vere e proprie sculture di porcellana, tant'è che spesso ad una donna o bambina dalle belle fattezze e dalla splendida pelle come complimento si usava appunto dire:" Ma chi si nà pupaccena?" Oppure "Pari nà pupaccena"... le immagini raffiguranti erano per lo più personaggi dell'opera dei pupi (Orlando Furioso e company); popolani mentre svolgono le quotidiane operazioni come andare a riempire l'acqua al pozzo per esempio; personaggi fiabeschi (Biancaneve; Pinocchio; etc.)
Come sapete manco da un po' da Palermo ed ho smesso di festeggiare i morti da qualche "annetto" ma le ultime pupaccene viste non erano più belle come prima; purtroppo quando tutto viene massificato, perde smalto; ovvero la particolarità; l'originalità; la cura, l'attenzione e la dedizione con cui venivano fatte prima... Divagazione, sorry!
I giochi che i bimbi ricevevano erano soprattutto pistole; arco e frecce i maschietti; mentre bamboline; assi da stiro; tazzine di ceramica le bimbe... (adesso saranno sicuramente cellulari ultima generazione e giochi elettronici) giochi quindi che permettevano a più bambini di giocare insieme; scambiandosi i doni o prestandonseli a vicenda; con i propri cuginetti o con gli amichetti ma, tutto questo dopo l'immancabile visita ai "defunti".
Mentre i bimbi mangiavano la martorana ed i dolcetti del cannistru, gli adulti mangiavano la "muffuletta" o "vastedda". Un pane morbido, molto spugnoso con poca mollica; il classico panino usato per la milza "pani cà meusa" ma più largo e caldo, appena sfornato (infatti le mamme o i papà andavano a prenderli prestissimo al panificio) e poi li tenevano avvolti in coperte di lana per non far disperdere il calore; l'aroma ed il sapore, conditi in bianco ovvero solo con olio; sale; pepe; acciuga o in rosso quindi con aggiunta di pomodoro e cipolla; tanta cipolla che però per evitare che fosse indigesta, veniva cotta più e più volte, già dal giorno prima con continui ricambi d'acqua, affinché perdesse la sua acidità e quindi diventasse più digeribile.
Tutto questo fa parte dei miei ricordi, ma mi ha fatto piacere condividerli con voi, anche se sicuramente ho sbagliato molte parole dialettali (purtroppo non l'ho mai parlato, nemmeno quando ero giù); ho sbagliato qualche dettaglio ma dal mio ultimo festeggiamento è passato tanto tempo... sono giustificata spero; fermo restando che se ci sono altri siciliani/palermitani che vogliono correggermi, mi farebbe solo piacere.
Buona notte e mi raccomando: nascondete la grattugia :-)
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...